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La vedova scaltra - recensione

Spettacoli - Shows

La recensione di Roberto Mazzone


Le scaltrezze di una vedova molto particolare


La Compagnia NuoveForme, sotto la guida di Sergio Cavallaro, porta in scena al Teatro Araldo di Torino “La vedova scaltra con Arlecchino servitore di quattro padroni”,  una versione attualizzata dall’originale di Carlo Goldoni, un testo dal respiro europeo, che – rappresentato per la prima volta nel 1748 a Venezia, durante il Carnevale – ha fatto da spartiacque tra la Commedia dell’Arte e  la Commedia Nova. Le vicende ruotano attorno a Rosaura, una furba e conturbante vedova che, dopo la morte dell’anziano marito, è decisa a trovare un nuovo sposo. A lei si offrono quattro pretendenti:un italiano geloso; un inglese generoso, ma  che non si vuole impegnare (e si diverte a canticchiare celebri motivetti musicali, nella migliore tradizione anglosassone (leggi: musical, n.d.r.); un francese frivolo e codardo; uno spagnolo masochista. La scaltrezza di Rosaura “donna che non  accetta lusinghe e regali per non dover concedersi” e che sa ben ponderare le sue scelte e i divertenti servigi dell’instancabile Arlecchino, al soldo di tutti e quattro i malcapitati pretendenti, condurranno la farsa a lieto fine  ? e la scelta sarà forse la meno prevedibile, ma più giusta.
Novità di questo allestimento (che salta subito agli occhi del pubblico è l’interpretazione en travesti di Rosaura, affidata a Simone Faraon, che per  questo ruolo sfodera non soltanto il cosiddetto physique-du-rol, ma soprattutto si cala con assoluta disinvoltura nelle scaltre intenzioni del personaggio della vedova (oltre a essere il regista dello spettacolo). E tuttavia il suo non  è l’unico ruolo en travesti e questo aspetto fotografa un finale davvero curioso…
Infaticabile. disinvolto e poliedrico, come ogni Arlecchino che si rispetti, anche Sergio Cavallaro cattura la scena con la danza, con i gesti e le  espressioni, quasi più che nello sfoggiare numerose lingue e dialetti. I due sono affiancati da Daniele Conserva, Silvia Pezza, Silvia Caltagirone, Paolo Mazzini, Vincenzo Galante ed Elisa Alberghini.

Visto il 05/02/2012 a Torino (TO) Teatro: Araldo
http://www.teatro.org/spettacoli/araldo/la_vedova_scaltra_con_arlecchino_servitore_di_4_padroni_250_21765

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La recensione di Roberto Mazzone

Le scaltrezze di una vedova molto particolare

La Compagnia NuoveForme, sotto la guida di Sergio Cavallaro, porta in scena al Teatro Araldo di Torino “La vedova scaltra con Arlecchino servitore di quattro padroni”,  una versione attualizzata dall’originale di Carlo Goldoni, un testo dal respiro europeo, che – rappresentato per la prima volta nel 1748 a Venezia, durante il Carnevale – ha fatto da spartiacque tra la Commedia dell’Arte e  la Commedia Nova. Le vicende ruotano attorno a Rosaura, una furba e conturbante vedova che, dopo la morte dell’anziano marito, è decisa a trovare un nuovo sposo. A lei si offrono quattro pretendenti:un italiano geloso; un inglese generoso, ma  che non si vuole impegnare (e si diverte a canticchiare celebri motivetti musicali, nella migliore tradizione anglosassone (leggi: musical, n.d.r.); un francese frivolo e codardo; uno spagnolo masochista. La scaltrezza di Rosaura “donna che non  accetta lusinghe e regali per non dover concedersi” e che sa ben ponderare le sue scelte e i divertenti servigi dell’instancabile Arlecchino, al soldo di tutti e quattro i malcapitati pretendenti, condurranno la farsa a lieto fine  ? e la scelta sarà forse la meno prevedibile, ma più giusta.
Novità di questo allestimento (che salta subito agli occhi del pubblico è l’interpretazione en travesti di Rosaura, affidata a Simone Faraon, che per  questo ruolo sfodera non soltanto il cosiddetto physique-du-rol, ma soprattutto si cala con assoluta disinvoltura nelle scaltre intenzioni del personaggio della vedova (oltre a essere il regista dello spettacolo). E tuttavia il suo non  è l’unico ruolo en travesti e questo aspetto fotografa un finale davvero curioso…
Infaticabile. disinvolto e poliedrico, come ogni Arlecchino che si rispetti, anche Sergio Cavallaro cattura la scena con la danza, con i gesti e le  espressioni, quasi più che nello sfoggiare numerose lingue e dialetti. I due sono affiancati da Daniele Conserva, Silvia Pezza, Silvia Caltagirone, Paolo Mazzini, Vincenzo Galante ed Elisa Alberghino.

Visto il 05/02/2012 a Torino (TO) Teatro: Araldo

___________________________________________________________________________La recensione di Corrado Trione

La vedova scaltra - Commedia (1748) di
Carlo Goldoni - Allestimento NuoveForme Diamonds

A Topolinia i topi convivono con mucche grandi come loro, guidano l’auto, e Pippo è un cane ma ha un cane. A Paperopoli Paperino  e Qui Quo Qua mangiano il pollo, e nessuno ha i genitori perché si viene cresciuti dagli zii. Tutti lo notiamo, ma per nessuno è un problema: si accettano come regole del gioco, e da lì si parte per lasciarsi divertire.
A Venezia invece sta cominciando il carnevale, Rosaura è vedova di un vecchio marito per cui nessuno piange, e si presentano alla sua porta quattro pretendenti: un inglese, un francese, uno spagnolo e un italiano. Quasi come nelle barzellette:  il  donnaiolo, l’affettato, il masochista e il gelosone. Tutti e quattro assoldano a servizio l’instancabile Arlecchino, che per qualche spicciolo non esita ad adottare lingua e costumi dal padrone del momento, e che trova anche il tempo di  sedurre Marionette, la maliziosa damigella di Rosaura. Sono questi solo alcuni tratti di una farsa irresistibile, considerata opera minore del Goldoni eppure tanto popolare all’epoca quanto coinvolgente oggi. In questo testo "di transizione" c  ?è già lo stile della commedia di carattere, le istanze borghesi della Locandiera, e insieme le maschere classiche della commedia dell’arte (Arlecchino, Pantalone, Balanzone).  Succulento il clima "europeo" della Venezia del Settecento, con  la benevola canzonatura di stereotipi nazionali ancora oggi riconoscibili, che diventa affermazione di orgoglio patriottico quando si sottolinea che l’Italia, pur frammentata e povera, è guida di eleganza e buon gusto per ogni altro Stato. Ma  ciò che più colpisce è l’atmosfera da fumetto: ci si innamora e disamora nel tempo di un ballo, si accetta di sposare e si ritratta, si fanno promesse subito dimenticate, tutti si struggono e nessuno soffre davvero.
E’ perché a Venezia sta cominciando il carnevale, ed è concesso ad Arlecchino mutarsi d’abito e carattere ad ogni scena, scambiare le missive e cavarsela con poco. E’ concesso a ciascuno di parlare il proprio idioma (tanto ci  si capisce sempre) e alla giovane Eleonora di scegliersi un marito men che ricco senza stare a pensarci su; e se Pantalone dovrà morir senza figliuoli, pazienza. Tutto è maschera e inganno benevolo, tutti i personaggi agiscono con leggerezza, come  se fosse per il tempo di una recita e non si stesse decidendo della loro vita. Perché quando si decide della vita niente è leggero, ma a Topolinia, a Paperopoli e a Venezia si cambia maschera, si volta pagina, e si può ricominciare da capo.   D’altronde, mentre la vita nasconde così tante falsità, qui la finzione gioca a carte scoperte, e non è cosa da nulla.
Così la vedova scaltra può eleggere il suo favorito camuffandosi (non viene riconosciuta, è ovvio, fa parte del gioco) e stuzzicando tutti e quattro i contendenti. A questo punto non ci stupiremo se Rosaura in realtà fosse un maschio, o se  i panni del dottor Balanzone nascondessero un’attrice.  La regola è fissata: conta solo la superficie. Da qui si parte per lasciarsi divertire.
Questa la nuova scommessa del promettente regista Simone Faraon, reduce dal successo della sua geniale rilettura di Ionesco. Quella di rendere, attraverso i colori fumettistici, i ritmi serrati e un movimento vertiginoso e continuo, la sorprendente forza  della spensieratezza. Per l’occasione la compagnia NuoveForme Diamonds schiera un cast straordinario, sotto la direzione artistica di Sergio Cavallaro. Abbiamo la ricetta e gli ingredienti, non manca nulla. Il 4 e 5 febbraio, mentre a Venezia comincia  il carnevale, a Torino ci sarà da ridere.


                                                                                                      Corrado TRIONE

 
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