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Supportato da studi seri e attenti, questo spettacolo è scritto da un autore ventisettenne su un autore ventisettenne, nel tentativo di penetrarne intimamente non solo l'opera ma anche l'animo che vi si sfoga. Si introducono dunque inevitabilmente elementi autobiografici, che al di là degli anni trascorsi e delle debite differenze sono da sempre la scintilla e il dramma di quelli che Pavese chiamerebbe "spiriti contemplativi".
Allo sviluppo del tema del "ritorno alle origini", leit motiv di tutta l'opera pavesiana, si intreccia l'esperienza umana di amicizie profonde, stimolanti e importanti con quelli che la Storia riconoscerà come artisti e intellettuali di spicco dell'Italia novecentesca: Tullio Pinelli, Mario Sturani, Augusto Monti, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio. E ancora, l'interessantissimo rapporto con la straordinaria sorella Maria Pavese, in casa della quale Cesare visse fino a poco prima, e la tragedia dell'amore infranto per Tina Pizzardo.
Tina, figura modernissima di donna emancipata e colta e insieme intimamente fragile, era stata l'amica/amante di Cesare prima del suo
Cast: Monica Iannessi, Davide Bernardi, Sergio Cavallaro, Simone Faraon, Francesca Roi
Testi e Regia: Corrado Trione
Assistente alla regia: Monica Iannessi
Consulente musicale: Davide Bernardi
Coreografie: Francesca Roi
Durata: 1 atto da 90 minuti
Genere: letterario, con prosa e danza
Cast: 5 attori, 1 tecnico
arresto, avvenuto tra l'altro proprio a causa di una lettera destinata alla "comunista" Tina intercettata a casa del poeta. Tornato dal confino Pavese la trova sposata con un altro uomo, drammaticamente migliore di lui per coraggio, maturità ed equilibrio, doti che al giovane Cesare mancano del tutto. Così in Pavese vengono a intrecciarsi in modo sorprendente il poeta e traduttore di successo (usciva in quei giorni la prima raccolta Lavorare stanca), l'amico esigente, il perseguitato politico, il ragazzo malinconico, paranoico e pessimista, l'incredibile presuntuoso che ricordano in molti (così penetrato dall'idea di essere il più grande poeta europeo del suo secolo), il debole cronico, e l'amante deluso che torna bambino (che davanti a Tina, singhiozzando, la implora " meglio amici che niente" ). Colti qui nello spaccato del difficile momento dell'ingresso nell'età adulta, questi tratti resteranno pressoché costanti in Pavese, spiegandone anche le opere e gli atti successivi fino all'esito estremo. Se saprà maturare tanto nell'arte (sebbene i suoi temi e i pensieri estetici restino quelli formulati in questi anni), non vi riuscirà per nulla nella vita privata, cercando vanamente di indurirsi (espressione sua) dietro a maschere tanto austere quanto fittizie.